A
ottant'anni, ma ancora nel pieno della giovinezza artistica,
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Curzio Maltese - La Repubblica |
Ci voleva un regista immune da ogni tentazione religiosa o new age per rendere non solo accettabile ma imprevedibilmente riuscito e profondamente commovente un film intitolato all'aldilà, traduzione italiana di Hereafter. Ci voleva un 80enne impregnato di cinema classico e lontano per nascita dalle due sirene più insidiose della nostra epoca, il virtuale e l'immateriale, per dare tutta l'evidenza fisica necessaria ai personaggi che mette in scena, ai mondi in cui vivono, ai sentimenti che li scuotono. Fino a fare dell'aldilà la metafora di qualcosa che potremmo chiamare in molti altri modi. Intimità, verità ultima, vicinanza fisica e spirituale, insomma amore, di sé e degli altri. [...] Con un tocco di concretezza e di pragmatismo molto americano (molto da grande cinema classico), che incardina ogni volta le emozioni dei protagonisti in oggetti, ambienti ed eventi cui Eastwood conferisce massima concretezza e presenza. Così il corso di cucina che con i suoi piaceri sensuali avvicina Matt Damon e Bryce Dallas Howard, le angosce dei due gemellini alle prese con la madre drogata, il peregrinare del sopravvissuto in cerca di un medium, o la passione di Damon per i romanzi di Dickens, non sono mai solo espedienti narrativi ma tessere di un unico, potente mosaico. Da cui l'aldilà emerge privo di echi metafisici per imporsi invece come misura e limite del nostro stare al mondo. È perché questa vita è unica - e finita - che è così preziosa. E Hereafter ce ne restituisce tutto l'inebriante profumo. |
Fabio Ferzetti - Il Messaggero |
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George è un operaio americano, timido e silenzioso, che ha un dono particolare: è in grado di comunicare con i morti (anche se preferisce evitarlo). Intanto da altre parti del mondo due persone vivono esperienze di contatto e prossimità con la morte. Una è la bella giornalista francese riportata miracolosamente in vita dopo essere stata travolta dal celebre tsunami del 2004, tormentata dalle domande sulle visioni avute nel periodo di coma. L'altra è una donna londinese madre sola e tossicodipendente, che ha perso il figlio di dieci anni in un incidente stradale. Le tre storie, così distanti, finiranno per intersecarsi, in cerca di una risposta alla più angosciosa ed eterna domanda dell'uomo. Dopo una prima mezzora di paura, ci si abbandona al più felice racconto sulla morte mai concepito sullo schermo. A ottant'anni, Clint Eastwood ha deciso di affrontare la domanda delle domande: esiste qualcosa oltre la morte? Risponde con tre storie di altrettante persone toccate in maniera differente dalla morte che convergono soltanto nel finale. Hereafter va molto aldilà di un bel film. Grazie allo sguardo del regista, è un racconto sulla morte dal quale si esce pieni di vita. |
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