Sister
(L'enfant d'en haut) |
|
Premio speciale Orso d'Argento |
Ora
con
Sister
si conferma autrice
tra le più interessanti, con tanto di «medaglia»: Orso d'argento
all'ultimo festival di Berlino. Come nel film precedente, folgorante
ritratto di nevrosi familiare con autostrada, Ursula Meier prosegue
l'indagine sui rapporti di famiglia e i legami affettivi. Ma questa volta
abbandonando la chiave tragicomica per votarsi decisamente al dramma.
[...] Si sente forte, quasi schiacciante, il riferimento al realismo dei
fratelli Dardenne
|
Gabriella Gallozzi - L'Unità |
Inquietudini nella Svizzera dei precari. Già, avete capito bene: lontano da banche, orologi e coltelli a protezione di paradisi fiscali, esistono gli elvetici poveri, emarginati, quasi senzatetto. [...] Un neo-neorealismo made in Swiss dei Dardenne o del primo Ken Loach? Forse un'eco di Sweet Sixteen si ode, ma l'intento della cineasta franco-svizzera è di spiazzarci, abbandonando il cinema sociale per levitare in una seducente fiaba dalle sfumature dickensiane, ove il bimbo s'improvvisa ladruncolo dei ricchi turisti sciatori per farsi amare dalla sorella, sfuggente e misteriosa. Premiato in argento all'ultima Berlinale, il tocco della Meier si conferma originale, così come la sua mano sugli attori efficace: sia dell'astro nascente transalpino Léa Seydoux che dell'oggi 14enne Kacey Mottet Klein sentiremo parlare. |
Anna Maria Pasetti - Il Fatto Quotidiano |
Quando il film sembra riproporre solo immagini di normale miseria quotidiana, un colpo di scena geniale quanto inaspettato ribalta ogni prospettiva, aprendo allo spettatore nuove domande e curiosità. Che una regia controllata e minimale si incarica di 'svelare' con un pudore pari solo alla sua maestria. |
Paolo Mereghetti - Il Corriere della Sera |
promo |
Il dodicenne Simon vive nella vallata industriale ai piedi di un altipiano sciistico di lusso. Condivide l'appartamento popolare con la sorella maggiore, Louise, che non ha un lavoro. è lui a procurare il cibo e i soldi che servono per vivere ad entrambi vendendo ai suoi coetanei sci, guanti e occhiali di valore, che ruba nel corso delle sue trasferte quotidiane in alta montagna. Il film procede testardo, come la convinzione di Simon di poter vivere con i proventi dei furti stagionali fino a che un colpo di scena non riscrive improvvisamente la situazione, rendendo la lotta quotidiana del bambino più toccante... La regia sa esprimere la dimensione paradossale del rapporto tra un ambiente e coloro che lo abitano e muovendosi sul terreno delle disuguaglianze sociali tra dolori, silenzi e tante speranze. Una seducente fiaba dalle sfumature dickensiane. |
![]() |
LUX - giugno 2012 |
![]() |