Terraferma
di
Emanuele Crialese (concorso) cerca un difficile equilibrio fra cronaca e
mito incrociando la tragedia dei migranti e dei respingimenti col respiro
epico di una famiglia di pescatori lampedusani costretti a cambiare, a
cercare nuovi orizzonti. Senza però rinnegare la legge del mare, che
significa rispetto dei diritti di tutti, clandestini o meno. Con immagini
indimenticabili (sono belli quei corpi che cadono in mare visti da
sott’acqua, ma dipende da chi si tuffa e perché...) alternate agli
sviluppi qua e là faticosi di un film sovraccarico di spunti, di
personaggi, di voci. |
Fabio Ferzetti - Il Messaggero |
A Emanuele
Crialese sono ha bastati due film,
Respiro
e Nuovomondo, per proporsi fra
gli autori più significativi del cinema italiano di oggi. Ce lo conferma
ampiamente questo suo terzo film, Terraferma, ambientato nella stessa
isola di Respiro, anche se, in questo caso, il desiderio dei suoi
principali personaggi è di lasciarla per rifarsi una vita in terraferma,
luogo mitico e ad un tempo reale, tramato di sogni ma anche di dati
concreti. I personaggi più coinvolti in questo sogno sono due donne e un
ragazzo. Una delle donne, Giulietta, è nata lì ed ha perso il marito in
mare. L’altra donna, Sara, è un’immigrata africana sbarcata con un figlio
(e mettendone al mondo un altro) da uno dei tanti barconi che approdano
spesso sulle nostre spiagge, desiderando adesso di raggiungere il marito
già in Italia. Ci potrà riuscire però, dato che è una clandestina, solo se
l’aiutano Giulietta e suo figlio Filippo, entrambi all’inizio pronti ad
avversarla. Presto convinti e solidali, comunque, tanto che il ragazzo
correrà seri pericoli per portarla in salvo. Vinto dall’altruismo se non
addirittura dalla pietà. |
Gianluigi Rondi - Il Tempo |
promo |
In un'isola siciliana abitata da pescatori, rimasta intatta e poco battuta dal turismo, i comportamenti e la mentalità degli isolani sta cominciando a mutare, anche a causa dei continui sbarchi di clandestini. E' qui che si svolgono le vicende della famiglia Puccillo, in cui a dettare le regole è un vecchio di grande autorità, che si intrecciano con quelle di Sara, una donna che arriva dall'Africa insieme al figlio Ernesto di nove anni... Sempre incisiva la verve di Emanuele Crialese. Terraferma riesce a imbrigliare l'urgenza retorica e, senza rinunciare ai preziosismi evocativi da sempre cari al regista, porta a compimento una riuscita fotografia del nostro sud assediato dall'immigrazione (extracomunitaria e turistica), ma capace ancora di coniugare la propria identità tra i valori del passato e le contraddizioni del presente. |
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LUX - settembre-ottobre 2011 |
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