Fedele al romanzo, asciugato tuttavia di molte conversazioni e divagazioni, il film restituisce l'inquietante fascino di un ambiente rarefatto intriso di inquietanti misteri. Ma, soprattutto, domina il dolore straziante delle giovani vittime sacrificali che, una volta scoperta la verità, sono combattute tra la rassegnata accettazione del proprio triste destino e il desiderio di sottrarsi, in nome dell'amore che comincia a sbocciare tra loro, a quella spaventosa vivisezione. [...] Insieme ai protagonisti, il pubblico, investito da una malinconia crescente, scopre a poco a poco l'inferno nel quale piomberanno quei ragazzi, seguendoli persino nei corridoi degli ospedali dove si trascinano pallidi e doloranti, con le prime cicatrici a segnare i loro corpi da macello. Glaciale nel tracciare il ritratto de giovani cloni, il regista firma un melodramma anomalo e asciutto, lasciando allo spettatore tutto il tempo per immergersi con commozione nell'orrore di un mondo che appare meno lontano di quello che sembra. E nel finale la riflessione filosofica (mai spirituale però) sul destino dell'uomo e il senso della vita si estende a una dimensione più ampia e universale: di fronte alla certezza della morte non sono forse uguali tutti gli esseri umani che, giunti alla fine del proprio percorso terreno, sono assaliti dall'angoscia di non aver avuto abbastanza tempo? |
Alessandra De Luca - Avvenire |
Specialista
in video clip e incubi contemporanei, Mark Romanek torna 8 anni dopo
One Hour Photo a
far la voce grossa raccontandoci una classica storia di fantascienza old
style, dove un potere assoluto e onnipotente ci ha già modificato
l'essenza e
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Maurizio Porro - Il Corriere della Sera |
I bambini sono bellissimi, il coro impeccabile, la preside Charlotte Rampling, dritta e severa nel suo tailleur di tweed, emana autorità e insieme fiducia. E allora perché ci assale una tristezza che non ci lascia fino alla fine? Lo capiamo qualche scena dopo, quando una maestra coraggiosa spiega agli increduli allievi di Hailsham che cosa faranno da grandi. [...] Impossibile non pensare a 'Blade Runner', dove però i 'replicanti' si ribellavano eccome. Ma è un riflesso condizionato. Non lasciarmi infatti non è un romanzo o un film di fantascienza. E un'allegoria esasperata e impietosa fino all'insostenibile del nostro presente... |
Fabio Ferzetti - Il Messaggero |
promo |
Inghilterra. Kathy, Tommy e Ruth sono cresciuti insieme nel collegio di Hailsham. Divenuti maggiorenni, i tre ragazzi sono costretti a lasciare l'idilliaco ambiente che finora li ha tenuti uniti e protetti dal resto del mondo. Consapevoli di quale sia la loro missione nella vita, una volta fuori, ognuno di loro si troverà costretto a fare i conti con il proprio destino e allo stesso tempo con la reale forza di sentimenti come amicizia, dolore, amore e gelosia... Un adattamento letterario (Kazuo Ishiguro) asciutto e fedele nell'essenza che si traveste di fantascienza, si trucca di horror e ingegneria genetica, ma si direbbe Cime tempestose, tanto trattiene le emozioni e imbriglia i sentimenti, distribuendo melanconia in un'atmosfera rarefatta e disperata che congloba molte disillusioni di oggi. |
cinélite
TORRESINO
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2011
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- aprile 2011 |
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