New
Jersey, "Garden State": a pochi minuti da Manhattan sembra esserci la
felicità. Un piccolo Stato-giardino, disseminato di casette linde, abitato
da famigliole tranquille, lontano dagli incubi del Central Park e ancora
vicino, molto vicino al "sogno americano". Che però, come ci hanno
insegnato schiere di sceneggiatori e registi, da tempo si è trasformato in
un vero e proprio incubo. E il New Jersey, ovviamente, non fa eccezione.
Anzi, in
Happiness,
di
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Luigi Paini - Il Sole-24 Ore |
...La felicità dichiarata nel titolo è il capovolgimento dell'infelicità mostrata nelle immagini, o almeno da esse suscitata [...] Di fronte alla pedofilia di Bill, Solondoz si mostra incapace di simulare, di dare "forma cinematografica" alla miseria e alla sofferenza. Semplicemente, le rappresenta attraverso gesti e parole che il suo sguardo non elabora, ma solo riproduce. Che fine hanno fatto la sintesi, l’allusione? Un banale realismo le ha soppiantate. Alla forza espressiva indiretta dell'ironia la sceneggiatura e la regia hanno sostituito l'efficacia immediata e piatta della rappresentazione. Qualcuno se ne scandalizza, altri ci vedono una dirompente eversione visiva. Ma forse si tratta solo della resa del cinema di fronte alla miseria e alla sofferenza della vita. Se si vuole: si tratta solo del venir meno d'un punto di vista morale, di compassione o di condanna che sia. Che il moralista, vinto dalla sua stessa pena, cerchi rifugio in una sorta di nichilismo dello sguardo? In ogni caso, quella che ci domina in platea è una pena cupa, intristita. |
Roberto Escobar- Il Sole-24 Ore |
Dietro
le casette di bambola del New Jersey, dove è nato il regista off Todd
Solondz, si nasconde una profonda infelicità, una collaudata solitudine
che parte dal sesso, come hanno già spiegato il prof. Altman e il prof.
Allen.
Happiness,
opera seconda di un autore già "maledetto", è infatti disperatamente
ironica: nessuno tra quelli che compaiono in questo film può dirsi felice.
Se la mamma sorride come una caricatura di Doris Day, il figlioletto è
alla scoperta della sua sessualità (clamoroso esempio di fai da te, usa il
proprio seme per attaccare foto alle pareti), mentre il papà, analista
integerrimo, ha il vizietto di molestare i compagnucci del figlio, cui
tenta di spiegare come e perché, mentre passano per casa nonni e sorelle
infelici. |
Valerio Caprara - Il Mattino |
promo |
Altro che felicità, altro che american beauty, Happiness, dell'inpendente Todd Solondz, traspira cattiveria e cinismo ma non pietas. Di fronte a noi i mostri quotidiani di una famiglia "normale" della media borghesia americana, il cui primo comandamento è l'ipocrisia. Se guardati a vista con una lente si scoprono vizi e peccati veniali e basilari, con una licenza per il sesso d'ogni ordine e grado, pure pedofilo. Uno dei film più tragici sulla civiltà dei non valori. |
TORRESINO
- aprile 2010 |