Se, con apprezzabile tempestività, molti
titoli veneziani si affacciano nel circuito cittadino (siamo ormai a quota
sette, con
Ovosodo,
Lezioni
di Tango e
Porzus), il grosso impatto
della nuova stagione cinematografica resta appannaggio delle major americane
e dei loro blockbuster (il termine, ormai sempre più in uso, indica
i pezzi da sfondamento al botteghino). Hanno aperto, non troppo alla grande
in realtà, L'isola perduta (distribuito dalla Cecchi Gori)
e Con Air (Buena Vista), ma i veri protagonisti,
in queste prime settimane di settembre, sono stati
Batman
& Robin (Warner Bros) e
Il
mondo perduto: Jurassic Park
(UIP).
Diciamo subito che siamo lontani, per entrambi,
dall'entusiasmo, ma di fronte alla quarta avventura cinematografica dell'uomo-pipistrello
lo sconcerto critico è totale. Difficile spiegarsi come oltre cinquemila
persone (tanto, indicativamente, il pubblico padovano) abbiano dedicato
due ore del loro tempo per confrontarsi con l'accozzaglia di suoni e immagini
ordita da Joel Schumaker. Il suo Batman & Robin si affida ad
una spettacolarizzazione ipertecnologica, a debordanti enfasi musicali
e vertiginose trame visive in cui tutto (storia, personaggi, azione) si
sconquassa senza trovare il bandolo di una narrazione avvincente e tanto
meno di una qualche partecipazione emotiva.
In contrappunto alla vacua
esibizione fantabarocca della Warner, Il mondo perduto (che lo ha
già "doppiato" come numero di spettatori) riesibisce il
fascino naturalistico-esotico con cui la stirpe spielberghiana di dinosauri,
velociraptor e simili aveva ammantato l'angosciosa esplorazione nel mondo
preistorico di Jurassik Park. L'ambientazione e l'atmosfera vengono
riproposte con motivata (fanta)scientificità in quanto la nuova
ipotesi narrativa di Michel Crichton affida la riconfigurazione dell'avventura
jurassica al sopravvivere ed all'evolversi delle specie clonate nell'isola
adiacente a quella del Parco, dove era installata la base sperimentale
della sconvolgente ricerca. Ora
a Isla Sorna i giganteschi animali vivono allo stato brado e la scoperta
richiama sull'isola non solo giornalisti e scienziati (torna protagonista
Jeff Goldblum, affiancato stavolta dalla paleontologa Julianne Moore),
ma pure un'agguerrita banda di cacciatori, attirati da un safari davvero
eccezionale. L'eterna
dicotomia del rapporto uomo-natura esplode in modo ancor
più cinico
e beffardo e il sostegno immaginifico della nuova straordinaria perfezione
degli effetti speciali corrobora Il mondo perduto di una tensione
d'insieme forse insuperabile. Eppure al di là di una regia sicura
e incalzante, di momenti di suspense iterati e memorabili (quel camper
spinto nello strapiombo, la violenza agghiacciante dei piccoli predatori
nella boscaglia), di sviluppi narrativi costruiti con sagace citazionismo
(il finale alla King Kong), l'anima cinematografica di Jurassic
Park II ha l'infida contraddizione del sequel. Si
fa bello di un'idea creativa ormai sedimentata nell'immaginario collettivo,
la estrapola con la solite puntigliose argomentazioni (ma non si prendono
tutti troppo sul serio?), ripropone eventi e situazioni emozionali che
già rischiano la standardizzazione (le estenuanti lotte coi velociraptor),
si affida infine, come garanzia di successo, allo stupore per la magnificenza
della nuova fantacredibilità digitale. E' un clone cinematografico
che racconta di cloni preistorici... Non è troppo sfacciato anche
per un genio-esibizionista come Steven Spielberg ?
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