Un film aereo, volteggiante, un po' folle come il titolo, Les herbes folles. Si sente aleggiare un sorriso sapiente, alla Raymond Queneau, mentre una voce off racconta la storia bizzarra di un possibile amore: protagonisti una dentista con l'hobby del volo e un padre di famiglia disoccupato. Nel prologo, ammirevole per grazia e inventiva, si assiste al gioco del caso che mette in relazione i due sconosciuti: un portafoglio rubato a lei e ritrovato dall'uomo in un parking. Segue una storia di telefonate, incontri e malintesi suddivisa in otto fasi, corrispondenti alle regole per pilotare un velivolo. Per Alain Resnais è il primo adattamento da un testo letterario; ma come sempre il regista veterano se ne appropria, annettendolo al proprio inconfondibile universo filmico. |
Roberto Nepoti - La Repubblica |
Chi
ha detto che il cinema è un mestiere da giovani? Alain Resnais ha cominciato a fare
film nel 1946 e non ha ancora smesso di stupirci. Ogni titolo una nota
diversa, e sempre nuova di zecca. Ogni film un'avventura che sbeffeggia
e insieme completa le altre. Il tutto marciando con passo deciso verso
una leggerezza che incanta e stupisce nel regista di Hiroshima mon
amour. Dev'essere un privilegio dell'età: sono i grandi vecchi i
primi e più accesi sperimentatori (nessuno, in questo senso, batte il
centenario De Oliveira). Sono i registi che hanno attraversato le
epoche e i luoghi più remoti a darci la vertigine di uno spaesamento
senza fine. |
Fabio Ferzetti - Il Messaggero |
Per modernità di visione
Resnais batte lo spettatore-tipo odierno 1-0. Non solo ma anche perché
il suo bagaglio culturale di 88enne, comprendente il fumetto e
Stravinski, il surrealismo e Cocteau, Ionesco e Beckett senza
disdegnare i serial tv americani, è ricchissimo e coltivato con
immutata curiosità. [...] Si tratta di uno di quei film che non estremo
ardimento si fondano sul nulla. Sull'esilità estrema di una situazione
che non è un vero intreccio. Eppure vedrete, se andrete a vederlo come
caldamente si consiglia, che manifesto di libertà, di leggerezza
penetrante, di freschezza inventiva riesce ad essere [...] |
Paolo D'Agostini - La Repubblica |
promo |
Margherita non aveva previsto che le avrebbero rubato la borsa all'uscita del negozio. E ancora meno che i ladri avrebbero buttato il contenuto in un parcheggio. E George? Se avesse anche solo potuto avere un sospetto, George, non si sarebbe mai abbassato per raccoglierlo. Si è sospinti in una dimensione seduttiva capace di rinnovarsi e di mutare in qualcosa di diverso in ogni inquadratura, dove il set è come manipolato per spinger(ci) all’interno di un luogo magico in cui l’illuminazione teatrale di riesce a far diventare erotico anche solo uno sguardo tra i due protagonisti seduti uno di fronte all’altra in un bar... |
![]() |
TORRESINO
- maggio 2010 |
![]() |