La canzone della Terra

Margreth Olin

La connessione alla natura in una sorprendente esperienza naturalistica-cinematografica, un viaggio esistenziale tra le primordiali forze della terra, una meditazione sul rapporto dell’uomo con la natura e sul legame tra genitori e figli.

The Song Of Earth
Norvegia 2023 (90′)

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   Prodotto, tra gli altri, da Wim Wenders e Liv Ullmann, questo potente documentario riflette sulla vita, la morte e la natura: il ciclo dell’esistenza umana e naturale è al centro di questo lungometraggio norvegese, che usa il paesaggio scandinavo come sfondo per dare vita a una vera e propria esperienza di visione. La regista Margreth Olin parla del rapporto tra gli esseri umani e la natura, partendo da persone che conosce e dal piacere di scoprire il mondo camminando, con alcuni collegamenti in questo senso con il cinema e il pensiero di Werner Herzog. Le immagini sublimi raccontano di una natura affascinante e inquietante allo stesso tempo, in cui è facile perdersi e non è sempre semplice conviverci… Più che un film, una forma di meditazione composta da bellissime immagini che non lasciano indifferenti.

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  Margreth Olin, regista e interprete principale, fa ritorno nella valle in cui è nata, nel cuore della Norvegia, dove abitano i genitori. Per un anno intero filma il trascorrere del tempo e delle stagioni: il padre guida il suo sguardo tra le maestose vallate norvegesi, dove i ghiacciai si stanno ritirando e sono più evidenti gli effetti del cambiamento climatico. Il documentario custodisce così la memoria di chi è stato in grado di vivere in armonia con l’ambiente e di osservare la melodia della terra, una canzone in cui la bellezza della musica si sposa a parole di dolore e denuncia. Selezionato dalla Norvegia come miglior lungometraggio internazionale agli Academy Awards del 2024, il film è una poesia sinfonica e una editazione sul rapporto dell’uomo con la natura e sul legame genitori-figli. Ed è il padre della regista che fa da guida attraverso le più suggestive vallate norvegesi, dove è cresciuto e dove più generazioni si sono susseguite vivendo a stretto contatto con la natura, per sopravvivere. I suoni della terra si armonizzano alla perfezione creando una sinfonia unica che accompagna questo viaggio mozzafiato nel paesaggio e nella memoria.

Olin ritorna nella valle di Oldedalen nella parte occidentale Norvegia. Il suo obiettivo è trascorrere un po’ di tempo con suo padre, 84 anni, mentre la figura della madre rimane più sullo sfondo. La regista trascorre un anno intero seguendo le orme dei genitori e la loro storia d’amore e di vita, trovando nella scansione stagionale la struttura per il suo documentario. I metri di ghiacciaio che si ritirano anno dopo anno ci danno la misura dell’inesorabile scorrere del tempo, oltre che dell’agonia del paesaggio naturale soffocato dalla presenza umana. Solo il cinema e la letteratura possono raccogliere e custodire la memoria di chi ha vissuto un rapporto più armonico e corretto con l’ambiente che ci ospita: è questo il grande monito e insieme la grande affabulazione del film che la regista Margreth Olin ha realizzato con la complicità di suo padre. Visivamente ipnotico, il suo sguardo ci porta a osservare – e non solo ad ascoltare – la melodia della terra, una canzone in cui la bellezza della musica (il meraviglioso, stordente paesaggio del grande nord) si sposa a parole di dolore e denuncia. Non a caso, uno dei riferimenti del film è la poesia di Walt Whitman.

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