
Saranno anche un po' sexy questo Zorro-Banderas
e la sua partner Catherine Zeta-Jones, ma il "fuoco" dell'avventura,
nell'ennesima storia dell'intrepido paladino mascherato di nero, brucia
stavolta solo nella Z fiammeggiante dei titoli di testa (e di coda). Con
un preambolo ben riuscito in linea con la tradizione della leggenda della
"volpe" californiana, La maschera di Zorro sposta poi
la vicenda a vent'anni dopo, momento in cui Don Diego De la Vega (Anthony
Hopkins), che ha conosciuto la smacco della di prigione, riesce a fuggire,
pronto a vendicarsi del governatore che tanti anni prima gli ha causato
la morte della moglie e rubato la figlioletta Elena.
Il suo strumento sarà il giovane Alejandro, un bandito di strada,
che diventerà il nuovo Zorro, si innamorerà della bella Elena
e riporterà giustizia e serenità nello stato di California.
Tutto previsto, tutto ben raccontato, tutto deliziosamente inutile. Anche
perché il fascino di Zorro non stava solo nelle sue gesta, ma anche
nel rocambolesco doppio gioco di identità contrastanti. In La
maschera di Zorro Alejandro ha personalità da vendere anche
quando non indossa il suo travestimento, il suo confronto-alleanza con
Don Diego è stimolante in apertura ma perde via via vitalità
e interesse, l'eclatante scontro finale dà pochi sprazzi d'emozione.
Chissà, vista la tendenza delle major hollywoodiane, per rinnovare
il mito dei grandi Douglas Fairbanks e Tyron Power forse l'unica soluzione
è un bel cartone animato…
e.l. La
Difesa del Popolo - 25 dicembre 1998
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