Tempo d’attesa

È estate a Napoli, e sotto la chioma generosa di una magnolia nel parco del Bosco di Capodimonte, un gruppo di donne si incontra ogni settimana. Sono future madri e portatrici di nuove domande. Insieme a Teresa, un’ostetrica dall’esperienza profonda e dallo sguardo accogliente, riflettono sul cambiamento che stanno vivendo. Sedute in cerchio, si raccontano: le voci si intrecciano, i dubbi si fanno eco, e le paure trovano spazio per trasformarsi in forza condivisa. La maternità nei suoi risvolti psicologici e culturali diventa esperienza universale e personale, una lente per osservare i cambiamenti della condizione femminile e riscrivere bisogni e desideri..

Italia 2023 (75′)
Torino Film Festival 41°/Concorso Documentari Italiani – Premio Speciale della Giuria
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   È uno di quei film capaci di creare un’inedita dimensione di ascolto, anche nel pubblico: le parole delle donne sullo schermo, a loro agio di fronte all’ostetrica protagonista e alla camera di Claudia Brignone, liberano una serie di pensieri che fino a poco tempo prima trattenevano, come se prima li reputassero scandalosi, non dicibili, sbagliati. Ed è questo a essere commovente, non tanto la nascita di un bimbo. La nascita di una comunità liberata.

Giulio Sangiorgio – filmtv

  Tempo d’attesa ci trasporta nell’estate napoletana, nel cuore del Bosco di Capodimonte, dove un gruppo di donne incinte si riunisce settimanalmente sotto l’ombra accogliente di una maestosa magnolia. Guidate da Teresa, un’ostetrica esperta e premurosa, queste future madri condividono le loro riflessioni sul profondo cambiamento che stanno vivendo. Sedute in cerchio, le loro voci si intrecciano, i dubbi trovano eco e le paure si trasformano in una forza collettiva. Il documentario di Claudia Brignone segue queste donne non solo nei loro incontri comunitari, ma anche nella sfera più intima: durante le visite mediche, i momenti del parto e i primi istanti che ridefiniscono la loro identità di madri. Attraverso questi frammenti di vita, Tempo d’attesa tesse una riflessione intensa sul significato di diventare madre oggi e sull’urgente necessità di ricostruire un senso di comunità. Il film non si limita a documentare un percorso di preparazione al parto condiviso, ma esplora in profondità cosa significhi per le donne contemporanee mettere al mondo dei figli. Attraverso le loro storie, le donne del cerchio offrono uno sguardo su un cambiamento epocale, in cui la maternità diventa una lente privilegiata per osservare la condizione femminile e riscriverne bisogni e desideri. Un documentario che arriva in un momento cruciale per la maternità in Italia, segnato da un calo demografico allarmante e dalle sfide che le donne affrontano nel conciliare maternità e realizzazione personale e professionale. Le disparità di genere, la mancanza di adeguate politiche di sostegno e un immaginario tradizionale della maternità contribuiscono a rendere complesso il percorso della genitorialità. Tuttavia, Tempo d’attesa intercetta un crescente bisogno di ripensare il ruolo della maternità in chiave più inclusiva e comunitaria.

varese7press.it

   Tempo d’attesa è più di un documentario: è un viatico verso una maternità consapevole, fuori dai tempi affrettati che la società e la professione medica spesso impongono, ed è la testimonianza del clima di fiducia che si può creare fra donne anche molto diverse fra loro, così come nei confronti di una figura femminile con maggiore esperienza e un grande cuore. La regista Claudia Brignone si è resa invisibile allo spettatore, e in una certa misura evidentemente anche alle protagoniste del suo film, che ha ringraziato nei titoli di coda per la loro disponibilità e, di nuovo, la loro fiducia. È stato un affidarsi reciproco di tutte, in scena e fuori scena, nel tentativo di rompere quell’isolamento e quel silenzio che circonda molto spesso le donne in attesa, e le puerpere che hanno appena partorito. Si parla di tutto in questo documentario prezioso, compresa la sessualità che può cambiare inaspettatamente per le donne e per le coppie poiché “il parto è un atto fortemente sessuale”, si mostra il travaglio in casa e in acqua, perché “la donna è in grado di partorire autonomamente”, nella piena consapevolezza che ci sono però circostanze in cui bisogna chiedere aiuto in tempo e senza esitazioni. Si parla della fase dell’accettazione dopo il parto, di quel periodo di riconoscimento che talvolta viene negato, del personaggio che ognuna si è creata e che forse la maternità sconvolgerà, avvicinando talvolta le neomamme alla loro identità più profonda. Le protagoniste si emozionano, si commuovono, si arrabbiano, rivelano segreti mai svelati prima, nemmeno a se stesse, fanno esercizi insieme e domande che non osavano porre a nessuno, confidando timori e speranze senza censurarsi…

Paola Casella – mmovies.it

“Quando ho scoperto di essere incinta mi sembrava che tutti avessero un’opinione e una verità sulle cose giuste da fare. Mi sentivo indirizzata su una traiettoria che avevano deciso altri per me: frutto di consuetudini, pratiche standardizzate, scelte già compiute, pensieri e desideri fermi nel tempo. Mi sono chiesta se ci poteva essere un altro modo più personale, per affrontare il totale sconvolgimento che stavo attraversando e soprattutto se potevo condividerlo con chi come me stava vivendo quell’esperienza. Il film vuole essere una riflessione su cosa significhi oggi diventare madri e sulla necessità profonda di ridefinirci come donne nella nostra società.” Claudia Brignone 

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