Fuori dagli schemi, energico, spigoloso e dissacrante. Gigi Miracol vive da uomo libero. Vignaiolo itinerante, saltimbanco, mangiafuoco e poeta dialettale, ha abbandonato casa e lavoro per vivere, a bordo del suo camper, una vita nomade a contatto con la natura. Su di lui incombe però il peso del tempo che passa, e il suo sguardo sul mondo si fa ogni giorno più disilluso.
Italia 2025 (100′)


Quante sfaccettature può avere un uomo? Quanti personaggi e quante realtà differenti può incarnare nel corso di una sola vita? E quanto può essere divertente vivere esattamente come si desidera, facendo ciò che si ama senza compromessi? A queste domande ha risposto Gigi Miracol, un uomo che vive in una realtà completamente diversa dalla nostra, lontana dalle convenzioni e dalle abitudini comuni. Il regista Dimitri Feltrin ha deciso di raccontare la storia di un uomo libero da qualsiasi schema e obbligo. Saltimbanco, vignaiolo itinerante, poeta in lingua veneta e mangiafuoco, Gigi Miracol – all’anagrafe Luigi Antonioli – attraversa il Veneto portando allegria con le sue arti, regalando spettacoli, musica e poesia. Il documentario che ne racconta la vita ci conduce nel suo mondo attraverso lo scorrere delle quattro stagioni, offrendoci l’opportunità di seguirlo nel corso di un intero anno. Ma come vive Gigi Miracol? Dorme in un camper e la sua più grande compagna di viaggio è la natura. Ha amici sparsi in tutto il Veneto, rallegra i bambini con bolle di sapone e numeri da mangiafuoco, lasciando dietro di sé una scia di risate e stupore. Conosce profondamente la sua terra e la celebra attraverso la viticoltura e la poesia, scrivendo e raccontando storie nella lingua che per lui è sinonimo di amore: il dialetto veneto. Vive libero, lontano dalla routine e da ciò che noi chiamiamo “normalità”. Gigi ci invita a ridefinire i nostri confini, a ripensare i nostri limiti e a guardare la libertà con occhi nuovi, attraverso la prospettiva di un uomo che ha scelto un’altra strada. Ma il documentario non ci mostra solo la sua vita: ci mette di fronte anche alle nostre fragilità. Attraverso le sue parole, ci accorgiamo di quanto la nostra esistenza sia frenetica, scandita da attimi fugaci che spesso non riusciamo a vivere fino in fondo. Un film che non parla solo di Gigi, ma anche di noi. Un racconto intenso e divertente, capace di farci ridere e al tempo stesso riflettere. Una storia che rimane impressa, lasciandoci il desiderio di riscoprire anche quei lati di noi stessi che forse abbiamo ignorato troppo a lungo.
Francesco Ferri – cinecorriere.it
Nel cuore della modernità, dove la routine regola ogni istante e il progresso sembra aver soffocato l’imprevisto, esiste ancora chi ha scelto di vivere ai margini, abbracciando l’arte del vagabondaggio e la magia della strada. Il documentario di Dimitri Feltrin prodotto da Zetagroup e distribuito da Emerafilm, racconta la storia di Gigi Miracol: un uomo che ha trasformato la propria esistenza in un atto di poesia errante, incarnando la tradizione secolare dei saltimbanchi. Gigi non è solo un vignaiolo itinerante, un poeta dialettale o un mangiafuoco. È un uomo che ha fatto del viaggio la sua casa e dell’arte di strada il suo linguaggio. Dopo aver perso tutto in un incendio, non ha cercato di ricostruire la sua vita secondo i dettami della società, ma ha scelto di affidarsi al vento del caso, vivendo di espedienti e passioni. La sua libertà, raccontata attraverso le immagini intime e rispettose di Feltrin, è quella di chi non ha paura di perdere nulla, perché ogni giorno è una nuova rinascita. Ma dietro la libertà c’è anche il sacrificio. Il film non nasconde la durezza di una vita errante, il peso della solitudine, la fatica di vivere senza sicurezze. Eppure, lo sguardo di Gigi è quello di un uomo che ha accettato il rischio della libertà, preferendo l’incertezza alla gabbia del conformismo. In un mondo che cerca di addomesticare l’individuo, il suo viaggio diventa una forma estrema di resistenza. Il documentario ci porta dentro un mondo antico e quasi dimenticato: quello dei saltimbanchi, figure che per secoli hanno animato le piazze e le fiere con spettacoli improvvisati, musiche nomadi e racconti fantastici. L’arte di strada, nella sua essenza più pura, è un atto di ribellione contro la stasi, una celebrazione del momento presente. Gigi Miracol incarna questa tradizione con ogni fibra del suo essere, recitando poesie in dialetto, suonando strumenti improvvisati, danzando con le fiamme…
Michela Iuliani – ilovemagazine.it
La narrazione si costruisce su tutte le esistenze di Gigi, su tutti “i sé” che ci presenta, si dipana anche attraverso le poesie nel dialetto di Fregona di Gigi, che raccontano il passaggio del tempo e la sua visione della vita, dalla giovinezza alla vecchiaia. Il protagonista spiega cose che potrebbero non essere interessanti per tutti (le gelata, la potatura, le coltivazioni) eppure rende tutto affascinante, una lunga e avventurosa poesia perché lui ama tutto, affronta tutto con giocosa passione. L’atmosfera dunque non è mai solo di festa, ma riflette anche la solitudine esistenziale di un uomo che, pur circondato da molti, porta con sé un peso di nostalgia e riflessione profonda e lo percepiamo non solo dalle poesie che scrive ma anche dai suoi occhi e dai suoi pensieri. Gigi Miràcol è un documentario intenso, un’opera particolare che vive di tutte le anime del suo protagonista. Il suo autore narra la storia con un occhio curioso e profondo come lo spettatore che rimane folgorato di fronte a quest’uomo così speciale e libero. Feltrin scrive la storia di uno che non solo ha abbracciato la vita in tutte le sue forme e esiste trasformandola quotidianamente in arte, viaggiando in camper da un angolo all’altro d’Italia.
Eleonora Degrassi – cinematografe.it