Amichemai

Maurizio Nichetti

Anna è una veterinaria appassionata la cui vita si divide tra la gestione della fattoria e i molteplici ruoli familiari. La morte improvvisa di Gino, il padre infermo, le offre la possibilità di liberarsi finalmente di Aysè, la badante premurosa di suo padre, con cui non era mai riuscita ad andare d’accordo. Ma si ritroverà invece a dover accompagnare Aysè che vuole portarsi in Turchia il vecchio letto che Gino le ha lasciato in eredità. Anna e Aysè affronteranno un lungo viaggio attraverso i Balcani destinato a cambiare per sempre la loro vita e il loro rapporto.

Italia/Slovenia 2024 (90′)
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    Attraverso il film on the road, il cinema di Maurizio Nichetti intraprende un nuovo viaggio, quasi verso l’ignoto, con frammenti da disaster-movie con le immagini dell’Italia allagata in cui il film affronta anche il tema della crisi climatica. Lo fa però non come un’emergenza documentaristica ma sempre con quello sguardo astratto che ha caratterizzato il cinema del regista milanese, con Serra Yilmaz che in ogni inquadratura è una continua apparizione, forse la materializzazione di quei sogni felliniani a cui il cinema di Nichetti, direttamente o meno, ha spesso guardato. La (sua) guida di questo viaggio è ancora Angela Finocchiaro, spesso protagonista dei suoi film (…) Amichemai è un piccolo film, che potrebbe franare da un momento all’altro così come quello che la troupe sta girando tra difficoltà realizzative e produttive. Però è soprattutto l’esempio vitale di un cinema ancora pieno di una grande inventiva, che dialoga continuamente con il set come Ladri di saponette e che racconta una tra le tante, infinite storie possibili come Stefano Quantestorie. Ci sono incantesimi, movimenti cartoon, e quella mimica impazzita da gags del cinema muto. Anche nel suo ‘nuovo esordio’, Nichetti recupera i tanti frammenti sparsi del suo cinema precedente. E, come, nel primo film, si riaffaccia l’ombra di Jacques Tati. Con il suono del clacson del camion ecco Hulot e le sue vacanze. Il suono, il movimento. Ancora i segni di un’eredità dove nello sguardo verso il futuro di Nichetti c’è ancora tanta, appassionata, contagiosa, nostalgia verso il passato.

Simone Emiliani – sentieriselvaggi.it

   Un secondo esordio che, degli altri suoi film, mantiene la freschezza e la leggerezza, oltre che l’originalità; che in questo caso è data (come in Ladri di saponette) dall’intersecarsi dei piani di cui l’opera si compone, che sono quello del film che si deve realizzare anzi che, pur con mille difficoltà, si va realizzando (AmicheMai, il cui titolo, scritto staccato, è lo stesso della canzone di Andrea Mingardi per le voci di Mina e Ornella Vanoni, due primedonne molto diverse l’una dall’altra), quello del backstage del film stesso, quello del backstage registrato dai social, nelle persone di due giovani e carine content creator che filmano e commentano i vari momenti della lavorazione, apparendo in split screen, e infine quello degli schermi che ci vengono mostrati, dalla televisione (con le immagini dell’Italia sommersa dall’acqua delle piogge che sono arrivate dopo anni di siccità, causando danni irreparabili) al Mac che fa vedere, a un Nichetti ormai distrutto dalle difficoltà e convinto che, come da dialogo sopra riportato, non sarebbe mai riuscito a terminare il lavoro, che il finale c’è, cioè che si può utilizzare come finale la sequenza girata all’inizio, allo stesso modo in cui, visto che non è possibile girare la scena chiave sul lago ghiacciato perché il lago, a causa del cambiamento climatico, ghiacciato non è più, si può filmare l’auto “conficcata” e poi riprodurle il ghiaccio intorno con il digitale.

Paola Brunetta – cineforum.it

   Si tratta di un classico “road-movie”, vecchio come la tradizione della narrativa on the road; declinato al femminile, come è giusto che sia in questi tempi di sacrosanto female empowerment. Non è un caso perciò che ha scriverlo siano state due donne, come Cristiana Mainardi e soprattutto Angela Finocchiaro, che arrivò alla fama proprio grazie al formidabile dittico d’esordio del regista milanese (Ratataplan, Ho fatto splash). Il fatto bizzarro, e forse in parte anche un po’ crudele, è che l’attrice ha dimostrato una longevità cinematografica notevolmente superiore al suo mentore, divenendo uno dei volti più importanti della nostra commedia. E vedendo questo film, se ne capisce il motivo: Angela è una donna evidentemente provvista di una intelligenza spiccata e di un’ironia naturale, che sa però coniugare con una straordinaria credibilità, tale da permetterle di rendere plausibili pure le più stravaganti bizzarrie del film sempre a un passo dall’inverosimiglianza e dal favoloso.

Alessio Accardo – close-up.info

    La dittatura di droni, green screen e content creator, ma anche laghi un tempo ghiacciati che ora non lo sono più, una minaccia ambientale incombente e un film da girare, nonostante tutto. Molte cose sono cambiate da quando Maurizio Nichetti girò il suo ultimo lungometraggio per il grande schermo (Honolulu Baby, nel 2001), ed è proprio sulla maniera di fare cinema oggi che il regista-attore-sceneggiatore milanese ironizza in Amichemai, la sua nuova commedia insolita e provocatoria (“una seconda opera prima”, parole sue) (…) Forse più facile da vedere che da spiegare, Amichemai è un film che sorprende, non omologato, che guarda ai mali del mondo (e del cinema) con un sorriso malinconico. Una commedia bizzarra, scombinata, che sprizza vitalità e che segna un degno ritorno sulle scene per Nichetti, un autore che ha ancora qualcosa da dire e a cui auguriamo di (ri)trovare il suo pubblico.

Vittoria Scarpa – cineuropa.org

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